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Marzo: proverbi e tradizioni calabresi del mese più pazzo

Marzo pazzerello, esce il sole e prendi l’ombrello!” Recita così un antico proverbio tramandato di generazione  in generazione in tutto lo Stivale. Da sempre infatti, secondo la cultura contadina, il mese di marzo è associato all’arrivo della bella stagione, accompagnato anche da importanti perturbazioni.

La Calabria non fa eccezione, anzi. Non sono rare le precipitazioni a carattere nevoso sui nostri splendidi monti della Sila, Pollino e Aspromonte. Ma come recita un vecchio proverbio calabrese “A nive de màrzu dùra quàntu ‘e piecure àru stàzzu”, o ancora  “A nive marzolina dura dara sira ara matina” E sì, anche la nevicata più copiosa è destinata a durare davvero poco.

Nel corso dei secoli, al mese di marzo si è sempre guardato con molta attenzione anche in vista della preparazione dei campi e della imminente fioritura degli alberi. Gli sbalzi termici e le relative gelate, infatti avrebbero potuto compromettere seriamente l’intero raccolto e quindi ogni tipo di sostentamento per tutta la comunità . Non è un caso che i nostri nonni ci tramandano questo antico adagio:  “Si Màrzu è ascìuttu e Aprile è bagnàtu, ‘u massàru è furtunàtu“. Se a marzo non piove, ma ad aprile sì, allora il contadino è fortunato e il futuro raccolto non sarà compromesso. Legato all’inizio della bella stagione è anche un altro detto: “Marzu faci i jiuri e aprili ndavi a ‘nuri”, (a marzo inizia la fioritura, ma aprile se ne prende il merito). Tanti detti tramandati, per propiziare al meglio l’arrivo della bella stagione e con essa un raccolto rigoglioso.