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Acqua detox: ecco cosa contiene

Tutti pazzi per l’acqua detox! Con l’arrivo dell’estate riesplode la detox mania: on line non mancano ricette, consigli, articoli ad hoc e contenitori di ultima generazione per tutte le acqua detox addicted. Ma cosa è davvero l’acqua detox e perché fa così bene? Scopriamolo insieme!

Frutta e verdura di stagione, facile da reperire e ovviamente una bottiglia di acqua minerale naturale, meglio ancora se oligominerale come Acqua Leo. Sono questi gli ingredienti per preparare gli infusi dell’estate.

Il segreto dell’acqua detox sta nella giusta infusione di frutta/verdura e acqua. La bevanda deve il suo successo all’apporto di vitamine e sostanze nutritive rilasciato nel tempo.

I benefici variano in relazione alla frutta o verdura scelta. L’importante è rispettare bene i tempi e non avere fretta: i tempi di infusione variano infatti dalle 4 alle 12 ore, avendo cura di tenere il contenitore ben chiuso in un luogo fresco. Dopo il riposo, occorre filtrare frutta e verdura e la nostra acqua detox è pronta per essere sorseggiata durante tutto l’arco della giornata preferibilmente lontano dai pasti. Un ottimo consiglio come spezzafame anche in caso di fame nervosa.

La lista degli ingredienti vira in base alle esigenze: sedano, finocchio, lattuga hanno ottime qualità depurative e drenanti, gli agrumi possono contribuire a fare il pieno di vitamina C; fragole e frutti di bosco sono alleati preziosi per contrastare i segni del tempo.

Dolci pasquali della tradizione calabrese

Tanti nomi e altrettante ricette raccontano la tradizione culinaria calabrese. Dal Pollino allo Stretto sono numerosi i dolci pasquali che si preparano negli ultimi giorni di quaresima e che vengono portati in tavola proprio a Pasqua.

Quest’anno la Pasqua avrà per tutti un sapore diverso, eppure proprio in queste settimane sono tantissime le iniziative nate sui social e sul web per condividere saperi e sapori della nostra tradizione.

Vediamo insieme la ricetta dei dolci pasquali tipici calabresi che si preparano durante la Pasqua: le cuzzupe o cuculi da preparare anche senza il lievito birra, come segue.

  • 1 kg di farina
  • 300 gr di zucchero
  • 200 gr di strutto o burro
  • 4 uova intere e 1 tuorlo
  • 2 bustine di lievito per dolci
  • buccia grattugiata. di 1 limone
  • 2 pizzichi di sale
  • 1 bicchiere di latte
  • Confettini e codette colorate (diavoletti) e uova colorate per decorare

In una ciotola sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere il latte, lo strutto, la buccia del limone, il lievito sciolto in un po’ di latte, il sale e la farina.  Lavorare l’impasto fino a che non risulterà più appiccicoso, formare delle trecce, decorare a piacimento e cuocere in forno a 180° statico. Mi raccomando, durante la preparazione dei dolci, sorseggiate sempre un po’ di Acqua Leo per restare idratati e concentrati sulla ricetta!

Marzo: proverbi e tradizioni calabresi del mese più pazzo

Marzo pazzerello, esce il sole e prendi l’ombrello!” Recita così un antico proverbio tramandato di generazione  in generazione in tutto lo Stivale. Da sempre infatti, secondo la cultura contadina, il mese di marzo è associato all’arrivo della bella stagione, accompagnato anche da importanti perturbazioni.

La Calabria non fa eccezione, anzi. Non sono rare le precipitazioni a carattere nevoso sui nostri splendidi monti della Sila, Pollino e Aspromonte. Ma come recita un vecchio proverbio calabrese “A nive de màrzu dùra quàntu ‘e piecure àru stàzzu”, o ancora  “A nive marzolina dura dara sira ara matina” E sì, anche la nevicata più copiosa è destinata a durare davvero poco.

Nel corso dei secoli, al mese di marzo si è sempre guardato con molta attenzione anche in vista della preparazione dei campi e della imminente fioritura degli alberi. Gli sbalzi termici e le relative gelate, infatti avrebbero potuto compromettere seriamente l’intero raccolto e quindi ogni tipo di sostentamento per tutta la comunità . Non è un caso che i nostri nonni ci tramandano questo antico adagio:  “Si Màrzu è ascìuttu e Aprile è bagnàtu, ‘u massàru è furtunàtu“. Se a marzo non piove, ma ad aprile sì, allora il contadino è fortunato e il futuro raccolto non sarà compromesso. Legato all’inizio della bella stagione è anche un altro detto: “Marzu faci i jiuri e aprili ndavi a ‘nuri”, (a marzo inizia la fioritura, ma aprile se ne prende il merito). Tanti detti tramandati, per propiziare al meglio l’arrivo della bella stagione e con essa un raccolto rigoglioso.

I riti della Candelora in Calabria

Una festa antichissima dal profondo significato religioso, la Candelora cade 40 giorni dopo il Natale. La Chiesa cattolica ricorda la Presentazione di Gesù al Tempio. Comunemente viene chiamata anche festa delle candele, proprio perché durante la liturgia si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”.

In Calabria la festa è legata da secoli alle tradizioni contadine. Molti studiosi ipotizzano addirittura che la Candelora possa avere radici precristiane e che segnasse il passaggio dall’inverno alla primavera.

Non è un caso infatti che molti dei proverbi che accompagnano questa festività facciano riferimento all’imminente arrivo della bella stagione.

Si dice infatti che “Da’ Candilora u ‘mbernu è fora”

(Alla Candelora l’inverno è finito).

Durante le celebrazioni religiose è usanza portare una candela che sarà poi benedetta. Anticamente però proprio durante la Candelora venivano compiuti riti magici che avevano lo scopo di togliere il malocchio.

Benché non esista un vero e proprio piatto della festa, è usanza nel giorno della Candelora consumare portate a base di carne di maiale.  La festa cade infatti nel periodo della macellazione dei maiali, nei giorni più freddi dell’anno e prima dell’inizio della Quaresima, stagione legata al digiuno e alla penitenza.

Immancabili allora sulle tavole dei calabresi in questi giorni piatti di antichissima tradizione come gli involtini di verza, frittole, gelatina e naturalmente la pasta fatta in casa con il sugo di maiale.