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Cioccolata calda light: la ricetta amica della linea

È il comfort food più amato di tutta la stagione invernale. Alzi la mano chi non sogna in questi lunghi pomeriggi invernali di fare un piccolo break dal sapore dolce con una gustosa tazza di cioccolata calda.

La bevanda, perfetta per addolcire le nostre pause, è anche causa di numerosi sensi di colpa soprattutto se si è deciso di tenere a bada la bilancia dopo gli eccessi delle feste appena trascorse.

Oggi vi proponiamo una ricetta semplice, golosa e al tempo stesso light per gustare, senza troppi rimpianti, una tazza di cioccolata calda, tagliando circa la metà delle calorie rispetto alla bevanda classica.

Ingredienti

  • Acqua Leo 250 ml
  • Cacao in polvere 3 cucchiai
  • Zucchero a velo 3 cucchiai
  • Amido di mais 1 cucchiaio

Mescolare in tegame le polveri (cacao, zucchero e amido di mais), quindi versare a filo l’acqua avendo cura con una frusta di eliminare eventuali grumi. La cioccolata calda è quasi pronta, non resta che cuocere il contenuto su un fornello a fiamma bassa fino a quando non avrà raggiunto la densità preferita.

Un’idea più? È possibile sciogliere nell’acqua un po’ di cannella o della vaniglia, per donare alla bevanda un gusto unico!

Cuddrurieddri, il sapore del Natale

Una ricetta antichissima che si tramanda di generazione in generazione: i cuddrurieddri, o cullurielli, ma anche crespelle, a seconda della provincia, rappresentano il piatto tipico delle feste natalizie in Calabria.  In alcune zone della nostra regione si preparano con le patate, in altre gli unici ingredienti di questo straordinario panetto sono: acqua, lievito e farina.  Scopriamo di più sulla ciambella di Natale!

 

Origine: il nome Cullurielli deriverebbe dal greco antico Kollura, κολλύρα, pagnotta. Il piatto caratteristico della vigilia dell’Immacolata è fatto con pochissimi ingredienti e appartiene alla tradizione contadina. La semplicità delle materie prime deriva inoltre dal fatto che il piatto doveva essere consumato nei giorni di magro, quelli in cui per i credenti bisognava astenersi dal consumo delle carni.

Ricetta: patate della nostra bellissima Sila, farina 00, lievito di birra ( per chi preferisce lievito madre) , un pizzo di sale. Le dosi sono puramente indicative, la quantità di farina e di acqua dipendono infatti dal grado di assorbimento delle patate. Per aiutarci nella preparazione, potremmo stabilire 1 kg circa di farina,300 gr di patate già lessate, 500 gr circa di acqua e un panetto di lievito di birra.

Si inizia lessando le patate, quando saranno morbide, con l’aiuto di uno schiacciapatate si uniranno al centro della spianatoia dove sarà stata sistemata a corona la farina. Sciogliere il lievito di birra in poca acqua e iniziare a mescolare l’impasto, aggiungendo gradualmente l’altra acqua fino ad ottenere un impasto morbido.  Il panetto ottenuto dovrà essere messo in una ciotola, avvolto in panno e sistemato in una zona calda per consentire la lievitazione. Saranno necessarie due ore circa.  Trascorso il tempo, l’impasto dovrà essere lavorato con le mani e la farina per formare tante palline che dovranno lievitare ancora un’altra oretta. È arrivato il momento tanto atteso della frittura, basterà praticare un piccolo buco al centro di ogni pallina lievitata e giù nell’olio caldo. Appena le ciambelle saranno dorate, saranno pronte per essere servite!

Halloween? Una festa tutta calabrese

Si è sempre pensato che la festa di Halloween fosse stata “importata” dagli Stati Uniti, eppure la tradizione del “dolcetto o scherzetto” avrebbe origini molto antiche e sarebbe nata addirittura in Calabria.

“Trick or Treat” dolcetto o scherzetto è la frase più amata dai bambini di tutto il mondo in questi giorni. Halloween negli ultimi anni ha conquistato anche i nostri piccini, che non vedono l’ora di decorare le zucche, mascherarsi da simpatici mostri e bussare di casa in casa per fare il pieno di dolcezze.

Secondo uno studio condotto dall’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani, il rito della notte della festa di Ogni Santi/Halloween è stato sempre praticato dai calabresi in segno religioso di solenne devozione per i propri cari defunti. Era usanza infatti, sostiene l’antropologo nel volume “ Il Ponte di San Giacomo” intagliare le zucche e posizionare all’interno delle lanterne. Anche il Trick or Treat in realtà sarebbe frutto di una contaminazione degli emigrati del sud Italia, che una volta giunti in America avevano portato avanti una tradizione molto sentita nei paesi dell’entroterra vibonese.

Qui infatti le zucche una volta intagliate venivano portate in corteo dai bambini del paese, che bussando di porta in porta ripetevano: “Mi lu pagati lu coccalu?” (Mi pagate il teschio di morto?)

Come segno di ringraziamento per la zucca intagliata a devozione dei defunti, si davano ai bambini dei piccoli dolcetti. Il rito del “coccalu” da Serra San Bruno, sarebbe stato quindi esportato negli Stati Uniti, dove si sarebbe arricchito di altri elementi simbolici con il passare del tempo. Oggi Halloween può essere considerata una festa di ritorno, dal sapore però tutto calabrese.

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